18 gennaio, ore 17:30. IL CARDINALE SEPE ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA PER “DIRE NAPOLI”

Nel pomeriggio il Cardinale si è recato oggi all’Istituto Italiano di Cultura di New York per presentare l’iniziativa “DireNapoli” e chiudere la msotra presepiale fortemente voluta dall’Arcidiocesi di Napoli come annuncio e accompagnamento del viaggio.
Prima di entrare in una sala gremita di ospiti e giornalisti, il Cardianle ha esaminato con attenzione le statuette esposte ed adagiate su dei grandi bauli da viaggio.
Era presente per l’occasione, insieme a due mastri presepiali, la curatrice della mostra Dott.ssa Filomena Maria Sardella, della Direzione dei Beni culturali della Regione Campania.

Passati nella sala delle conferenze, il padrone di casa prof. Riccardo Viale ha introdotto gli ospiti e posto l’accento sul lavoro che il cardinale svolge da un punto di vista sociale in un momento difficile.

L’Ambasciatore d’Italia a Washington Giulio Terzi di Sant’Agata, che lo ha accolto personalmente davanti alla porta dell’Istituto, ha raccontato al pubblico di aver assistito anche lui la mattina al meeting sul dialogo interreligioso presso l’Appeal of Conscience Foundation. “È stato un meeting particolarmente significativo”, ha detto. “Questo è un viaggio che conferma la forza del legame tra Italia e USA.”

Il Cardinale Sepe, che si è detto emozionato per l’accoglienza, ha cominciato il suo intervento con parole di grande speranza: “NY come Napoli, new polis, città nuova, nel nome un augurio per vivere insieme.” Speranza che non nega l’esitenza di problemi anche molto gravi, ma si pone come prospettiva concreta di riscatto: “voglio portare la mia città su un palcoscenico internazionale in questo momento grave”, ha detto. “Voglio dire Napoli di fronte alle tante difficoltà… Dobbiamo mostrare come il sud sia capace di riscatto, dobbiamo raccontare Napoli in modo diverso”, ha sottolineato Sua Eminenza ricordando le tante eccellenze di Napoli in campo artistico, culturale, umanistico e scientifico.

Due punti cruciali nel discorso del Cardinale: una critica della globalizzazione intesa come standardizzazione di merci, sevizi e stili di vita, che nega la peculiare struttura sociale, economica e umana della città partenopea; ed una grande attenzione ai giovani e al problema del lavoro, sul quale la Chiesa è molto impegnara anche con iniziative di microcredito diffuso. “Il riscatto è possibile” è stato il filo rosso del suo discorso a tratti anche molto appassionato.

Il dibattito è stato aperto e condotto da Monsignor Gennaro Matino, Moderatore della Chiesa di Napoli, che accompagna il Cardinale nel suo viaggio.

Le domande hanno toccato temi diversi, a partire dal problema delle migrazioni umane e dei loro effetti sociali: “Napoli e provincia accolgono 80,000 immigrati, da Romania, Nigeria, Cina e molti altri paesi” ha ricordato Sepe. “I napoletani sono molto disponibili, anche se ci sono momenti negativi. Bisogna cercare di integrare il più possibile. Stiamo lavorando per questo, anche difronte alle difficoltà”.

A chi gli chiedeva di individuare le responsabilità dell’attuale situazione di Napoli, Il Cardinale ha risposto: “Io non giudico nessuno, dovrei prima giudicare me stesso; il mio compito è altro, è ‘sollevare’ il mio popolo.” Ed ha ricordato il “Giubileo di Napoli” lanciato lo scorso dicembre. “Un anno di nuova speranza, per aprirci alla speranza. per dare speranza; inaugurare nuova stagione.”

La rinascita di Napoli e possibile, ha affermato più volte il Cardinale, “e rinascita di Napoli significa rinascita del Meridione e quindi rinascita della nazione.”
Non `e mancato un riferimento alla polemica suscitata in Italia dalle dichiarazioni rilasciate da Sepe ieri sera ad un giornalista, e riportate in modo approssimativo dalle agenzie. “Io non ho ‘assolto’ nessuno” ha dichiarato. “E comunque non sono venuto a New York per parlare di Berlusconi, ma di Napoli”.