La visita del Cardinale Sepe a New York: DireNapoli in tutti e 5 i distretti della città

(21 January 2011)

Con “DireNapoli” dopo la Cina, è la volta di New York City. Continua negli Stati Uniti il viaggio dedicato a Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe..
Ricchissimo il programma del viaggio del Cardinale, rispettato sia pur con ritardi dovuti soprattutto a problemi climatici di un inverno veramente poco clemente.

Alla fine il cardinale non solo ha visitato tutti e cinque i distretti di New York (è la prima volta nella storia che un cardinale lo fa) ma anche aggiunto delle tappe non previste alla sua visita.

La “tag line”, “Dire Napoli” appunto, di questo pellegrinaggio americano sintetizza la principale missione di Sua Eminenza negli States: raccontare il capoluogo partenopeo nella sua interezza, senza nasconderne i problemi che la affliggono, ma al contempo senza ignorarne gli innumerevoli aspetti positivi. Non si può infatti dimenticare, e lasciare che il mondo dimentichi, che Napoli non è solo immondizia e Camorra, ma è anche, e lo è da secoli, crogiolo di culture, ispiratrice di capolavori artistici, culla di menti illustri e terra di eccellenze scientifiche, economiche ed umanistiche.



L’ARRIVO E SUBITO NEL BRONX DALLA FEDERAZIONE DEI CAMPANI E NEL QUEENS PER UNA MESSA SOLENNE

Il Cardinale è arrivato Lunedì pomeriggio insieme a Monsignor Gennaro Matino, Moderatore della Chiesa di Napoli e Vicario per la comunicazione. Ad attenderlo all’aeroporto, insieme al Console Generale Francesco Maria Talò, anche un’amico di vecchia data: Monsignor Hillary Franco, dell’Arcidiocesi di Westchester. “Rappresenta la personificazione della napoletanità migliore” commenta con la stampa il sacerdote americano.
Nei cinque giorni del suo viaggio il Cardinale di Napoli visiterà tutti e cinque i distretti di New York City, “impresa” riuscita a poche altre personalità.

Nel pomeriggio di Lunedì Sepe ha, come primo impegno, visitato la chiesa di Monte Carmelo nel Bronx, dove ha incontrato rappresentanti della folta comunità italo-americana locale.  Nel suo discorso ha subito detto di voler “portare l’amore di Napoli”,  ha ricevuto doni ed un caloroso applauso dal pubblico presente che rimane stupito del suo saluto finale in napoletano: ’A Maronna v’accumpagna.

I fedeli lo hanno accompagnato con grande calore fino alla macchina che lo conduce all’altra tappa della prima giornata, la Chiesa di San Luca nel Queens. Qui ha celebrato una messa solenne in lingua italiana in una chiesa affollatissima.

Il discorso di Sua Eminenza, pronunciato nel giorno dell’anniversario della nascita del reverendo Martin Luther King, è iniziato ricordando l’importanza della lotta, portata avanti dal leader nero, per i diritti civili e contro la discriminazione razziale.

Nell’omelia ha affrontato a lungo il tema Napoli, città  schiacciata a livello internazionale da un’immagine mediatica che non le rende sempre giustizia. La spazzatura, la camorra, il disordine, esistono e non vanno dimenticati, ma al tempo stesso la città mantiene “un forte valore della famiglia, della solidarietà, della condivisione, dell’accoglienza”.



IN SINAGOGA, ALLE NAZIONE UNITE,  DAL NUNZIO APOSTOLICO, ALL’ISTITUTO DI CULTURA ITALIANO ED AD UN CONCERTO IN SUO ONORE

La giornata di Martedì è stata fittissima di impegni, cominciando con una  prima colazione presso la Sinagoga di Park East con il Rabbino Arthur Schneier. Erano inoltre presenti alcuni tra i più importanti leaders della comunità ebraica newyorkese: oltre a Schneier, il Direttore del Museo del Jewish Heritage David Marwell, il Direttore del movimento Bnai Berith, Mr David Michaels,  Jack Rosen, Vice-presidente dell’American Council for World Jewry, Maurizio Molinari, inviato della Stampa e attivo membro della sinagoga e della vita ebraica newyorkese.

Il Cardinale si è detto felice e onorato dell’ospitalità e ha sottolineato il volere della Chiesa di continuare nello spirito di Nostra Aetate di Giovanni Paolo II, ricordando che il precedente Sommo Pontefice chiamava gli ebrei “fratelli maggiori” e Benedetto XVI “i Padri della fede”.

”La Posizione della Chiesa sull’antisemitismo è molto dura oggi.” Ha detto Sepe “per un cristiano l’antisemitismo è peccato. Forse la Chiesa potrebbe fare di più ma sicuramente spinge verso la pace e il dialogo. Chi nega l’Olocausto è una scheggia impazzita e da parte mia c’è la condanna totale.”

Sepe, dopo un breve incontro con l’Ambasciatore Carlo Maria Ragaglini alla Missione Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, si è recato alla Missione Permanente dell’Osservatore della Santa Sede dove ha incontrato il Nunzio Apostolico Mons. Francis Assisi Chullikat. Il Nunzio ha ringraziato Sepe per la visita, e ha detto che renderà ancora più stretti i rapporti tra le città di Napoli e New York. Chullikat ha inoltre ricordato l’operosità del popolo partenopeo, che si è espressa nei risultati sociali e professionali dei discendenti degli immigrati napoletani.

Sepe ha celebrato Messa al primo piano della palazzina. Ritornando al filo rosso del suo viaggio, durante l’omelia Sua Eminenza ha sottolineato come sia egualmente importante “non oscurare le mancanze [che ci sono state a Napoli], ma anche non arrendersi” e ha insistito sulla necessità della “collaborazione della comunità tutta, in quanto vi è una corresponsabilità di tutti, per ottenere un miglioramento della situazione e per riottenere la nostra dignità”.

Durante l’incontro il Cardinale ha anche trovato il tempo di conversare con alcuni rappresentanti della stampa. Gli è stato chiesto se pensa che le istituzioni non abbiano fatto a sufficienza per Napoli nel passato, e ha risposto dicendo che è un tema che esula dalle sue competenze, ma il suo pensiero personale è che si sarebbe potuto fare di più.

Il successivo impegno è stato un pranzo all’elegante Lotos Club offerto in suo onore dal Rabbino Schneier. Presenti molte personalità non solo della comunità’ ebraica Newyorkese, ma anche di quella greco-ortodossa e armena, in tono con il profondo spirito di dialogo interreligioso del Cardinale.

In serata il Cardinale si è recato all’Istituto Italiano di Cultura di New York per presentare l’iniziativa “Dire Napoli” e chiudere la mostra presepiale fortemente voluta dall’Arcidiocesi di Napoli come annuncio e accompagnamento del viaggio.

Durante il suo intervento Sepe ha sortito: “NY come Napoli, new polis, città nuova, nel nome un augurio per vivere insieme.” Speranza che non nega l’esitenza di problemi anche molto gravi, ma si pone come prospettiva concreta di riscatto: “Dobbiamo mostrare come il sud sia capace di riscatto, dobbiamo raccontare Napoli in modo diverso”

Punti cruciali del discorso sono stati una critica della globalizzazione intesa come standardizzazione di merci, sevizi e stili di vita, che nega la peculiare struttura sociale, economica e umana della città partenopea, ed una grande attenzione ai giovani e al problema del lavoro. “Il riscatto è possibile” è stato il filo rosso del suo intervento, a tratti anche molto appassionato.

Le domande dei giornalisti e del pubblico hanno toccato temi diversi. A chi gli chiedeva di individuare le responsabilità dell’attuale situazione di Napoli, Il Cardinale ha risposto: “Io non giudico nessuno, dovrei prima giudicare me stesso; il mio compito è altro, è ‘sollevare’ il mio popolo.” Non è mancato un riferimento alla polemica suscitata in Italia dalle dichiarazioni sul Premier rilasciate da Sepe Lunedì e riportate in modo approssimativo dalle agenzie. “Io non ho ‘assolto’ nessuno” ha dichiarato. “E comunque non sono venuto a New York per parlare di Berlusconi, ma di Napoli”.

Ultimo appuntamento è stato un concerto di benvenuto, alla presenza di illustri membri della comunità italo-americana riuniti per l’occasione in uno dei centri di preghiera cattolica più caratteristici dell’Upper East Side, la chiesa di Saint Jean Baptiste.

Durante la serata il Cardinale ha ricevuto un premio per la sua attività pastorale nella città di Napoli e per aver contribuito a comunicare in maniera creativa ed inusuale la realtà di Napoli. In questa occasione il cardinale ha incontrato alcuni dei leader più rappresentativi della comunità italo-americana di New York e New Jersey.



ALLA CITY UNIVERSITY PER PARLARE MIGRAZIONi UMANE, IN PIZZERIA, POI A LITTLE ITALY E CHINATOWN (MANHATTAN), INFINE DA EATALY NEW YORK

La terza giornata dei Sua Eminenza è stata dedicata al tema delle migrazioni umane. La mattinata è stata dedicata alla City University of New York (CUNY), visitata in due appuntamenti diversi: una visita al John D. Calandra Italian American Institute e una tavola rotonda al CUNY Graduate center.

Alle 9 Sepe ha varcato le porte del Calandra Institute. Emanazione della CUNY, il Calandra Institute è il più importante istituto universitario di studi italo-americani negli Stati Uniti, centro di ricerche e di incontri culturali su tematiche storiche, sociali e politiche italiane ed italo-americane.

Il Cardinale era accompagnato dal Moderatore della Chiesa di Napoli Mons. Gennaro Matino, dal Sottosegretario agli Affari Esteri On. Vincenzo Scotti e dal Console Generale Francesco Maria Talò. In questa occasione è stata visitata anche la sede di i-Italy, testata multimediale online che fa ha provveduto al servizio di ufficio stampa  per il suo viaggio.

Successivamente gli ospiti si sono intrattenuti a lungo nello studio del prof. Tamburri affrontando alcuni argomenti che sarebbero poi stati sviluppati nella successiva tavola rotonda.

Si è parlato di emigrazione, di come gli stessi emigranti italiani abbiano subito al loro arrivo negli Stati Uniti gravi discriminazioni, e di come la stessa lingua italiana sia stata abbandonata da moltissimi emigranti, specie dopo l’inizio della II Guerra Mondiale, quando le autorità americane lanciarono una forte campagna di “americanizzazione” degli emigranti, invitati a “non parlare la lingua del nemico.”

Il prof. Tamburri ha ricordato l’importanza di Napoli nella storia dell’emigrazione italiana, sia  per il numero di napoletani che sono partiti in oltre un secolo, sia come porto d’imbarco per moltissimi emigranti meridionali.

Si è anche discusso del lavoro svolto dalle università di Napoli e di New York e della necessità di agire in maniera concreta per l’equipollenza dei titoli universitari, elemento fondamentale per consentire una “circolazione dei cervelli” che non sia “fuga” o “abbandono”.

Al termine dell’incontro, sia il Cardinale che il Sottosegretario Scotti hanno espresso l’auspicio della creazione a Napoli di un centro studi sull’emigrazione, in collegamento con l’esperienza del Calandra Insitute a New York.

La delegazione si è quindi spostata verso il CUNY Graduate Center, pochi isolati a sud del Calandra Institute. La tavola rotonda “Migrazioni Umane nel terzo Millennio” ha avuto luogo nell’auditorium del Centro, gremito per l’occasione di studenti e accademici. Tema principale dell’incontro sono state le sfide che l’Italia deve affrontare mentre si trasforma da paese d emigrazione in paese di immigrazione, e cosa gli Stati Uniti - terra di immigrazione per antonomasia - possono insegnare al bel Paese su questo tema.

Dopo un saluto del Console Generale Talò, il prof. Anthony Tamburri, ha aperto i lavori. Il suo intervento è consistito nella proiezione e commento di una serie di fotografie, stampe e vignette pubblicate da giornali americani tra le fine dell’800 e la metà del ‘900 in cui si ritraevano gli immigrati di allora, tra cui riconoscibilissimi gli italiani.

L’intento era di far vedere  la profonda xenofobia, al limite del razzismo, con cui la figura degli immigrati veniva demonizzata attraverso  rappresentazioni. “Volevo darvi appena un’idea del modo in cui gli italiani furono accolti” ha concluso lo studioso accennando a difficoltà analoghe che incontrano i migranti oggi in Italia.

La parola è poi passata al Cardinale di Napoli che ha sottolineato la contraddizione della globalizzazione odierna, laddove la circolazione di merci e denaro viene favorita, mentre la circolazione di uomini suscita profondi timori e viene spesso osteggiata. Sepe ha ricordato l'importanza dell'accettazione ed ha citato Giovanni Paolo II, invitando tutti a "riflettere sul tema del dialogo tra culture", considerato come il “percorso obbligatorio per la costruzione di un mondo rappacificato, un mondo capace di guardare al suo futuro con serenità”.

 “Il percorso giusto è quello del dialogo fra culture differenti affinché si abbattano le barriere” ha sostenuto sottolineando il grande impegno della Chiesa, e in particolare della Chiesa di Napoli, in questo campo.
“Ogni paese, ogni città che, come Napoli, ha vissuto fenomeni consistenti di flussi migratori sia in uscita che in ingresso, non può chiudere le porte allo straniero generando nuove conflittualità. L’integrazione è e deve diventare una risorsa”, ha detto il Cardinale ricordando che il principio dell’accoglienza è per i cristiani un valore fondamentale perché il Signore ha detto: “Ero forestiero e mi avete ospitato”.

Il Sottosegretario agli Affari Esteri, Vincenzo Scotti, ha parlato dell'importanza dell’emigrazione italiana in tutto il mondo. Decine di milioni di persone che rappresentano un valore per aver contribuito, col cuore e col cervello, alla crescita di nuove culture.  Concordando con il Cardinale sull’importanza del dialogo per sconfiggere pregiudizi che affiorano oggi in Italia nei confronti degli immigrati, l’On. Scotti ha sottolineato che l'accento va posto sul "dialogo esistenziale" più che su quello intellettuale, poiché il processo di accettazione avviene non tanto tra le nazioni, quanto “al livello del vicino di casa”.

L’invito dunque è ad accettare la complessità pluralistica, la contaminazione culturale delle nostre società meticcie come “un viaggio esistenziale intorno all'identità di ognuno di noi.” La posta in gioco, per l’Italia e per gli italiani, è la crescita spirituale, sociale ed economica del Paese che può avvenire solo attraverso un percorso di accettazione dell’altro.

L’altro speaker, Padre Leonir, Executive Director dello Scalabrini International Migration Network, ha notato come il fenomeno delle migrazioni umane si stia imponendo sempre più al top dell’agenda internazionale ed ora richiede insistentemente l'attenzione di tutti gli Stati.
I movimenti delle persone sono oggi più intensi, diversificati e complessi rispetto alle precedenti epoche. In un’era globalizzata in cui crescita demografica, ineguaglianze socio-economiche, e cambiamenti climatici rappresentano sfide enormi che impattano sui flussi migratori, gli stati-nazione non possono farcela da soli: sono necessari sforzi concertati tra i governi e le organizzazioni della società civile, inclusa la Chiesa Cattolica, al livello sia globale che regionale.

Dopo altri due interventi quello di Fred Gardaphe, Professore ordinario di Studi Italiani ed Italoamericani al Queens College el prof. Viscusi, direttore del Wolfe Institute al Brooklyn College.

Gardaphe ha approfondito il tema delle intolleranze etnico-razziali sottolineando di questi fenomeni gli immigrati italiani sono stati non solo vittime, ma anche a volte protagonisti. “Ricordo che quando ero bambino, a Chicago, mia madre mi diceva che i neri puzzano… e più di una volta mi è capitato, quando ero a contatto con bambini neri, di cercare di annusarli per capire se puzzassero davvero… ma non sentivo nulla!” Solo quando ci si conosce, quando si impara a conoscere l’ “altro”, si abbandonano i pregiudizi, ha concluso il professore. “E questo è quanto noi studiosi del fenomeno storico, culturale e sociale delle migrazioni siamo impegnati a fare: far conoscere l’altro agli altri”.

Viscusi ha sottolineato che i discendenti degli immigrati italiani, che nei primi decenni furono trattati quasi “come neri”—ci furono infatti  perfino episodi di linciaggio di immigrati italiani, specie nel Sud degli Stati Uniti alla fine dell’800—una volta “diventati bianchi” hanno rifiutato quel passato “vergognoso”. E ancora oggi tanti mostrano un rifiuto di conoscere meglio quell’Italia povera che spinse i loro avi ad emigrare, e spesso rifiutano di riportare alla memoria la stessa esperienza di sofferenza delle loro famiglie. Dietro questo fenomeno di rimozione del passato c’è anche un elemento “classista”, ha aggiunto: molti ex immigrati che oggi sono riusciti a conquistarsi una posizione nel ceto medio, vogliono cancellare il ricordo di un passato da “classe operaia”, di una cultura di provenienza legata al mondo del lavoro manuale, umile. Un atteggiamento che è un grande ostacolo alla piena maturazione degli italiani d’America come “gruppo sociale ed etnico”.

La tavola rotonda si è conclusa con l'augurio del Cardinale Sepe di trasformare in futuro la famosa frase Hobbesiana "homo homini lupus" in "homo homini frater", con l’impegno a considerare sempre l’ “altro”, il "diverso", come un fratello e non come un nemico

Il Cardinale.Sepe, accompagnato dal Console Talò e dal Sottosegretario Vincenzo Scotti ha pranzato presso la pizzeria Napoletana Kestè, locale di grande successo gestito da Rosario Procino e dal pizzaiolo Roberto Caporuscio.

Dopo un antipasto con mozzarella (realizzata nello stesso locale) e prosciutto di parma, sul tavolo sono passati assaggi di diverse pizze. Grande creatività ma anche un gusto indiscutibilmente napoletano.
“E’ questo un esempio del grande senso imprenditoriale che hanno i napoletani anche all’estero. Una pizzeria napoletana nella migliore tradizione che da lavoro anche a non napoletani”, ha detto il Cardinale.

La pizzeria Kestè nel Village di Manhattan è diventata in brevissimo tempo quasi un luogo cult per chi ama la vera pizza napoletana. E così anche molti americani si sono avvicinati al mondo della città che ha visto nascere la pizza. Tantissime le recensioni positive di giornali americani che insieme alla pizza come alimento hanno scoperto la ‘cultura’ della pizza.

Sul tavolo del Cardinale, naturalmente, anche la Pizza del Papa preparata per l’occasione. “Fu fatta” ha spiegato il pizzaiolo Roberto “per la prima volta in occasione in occasione del Giubileo nel 2000. Ha i colori della bandiera vaticana: zucca e ricotta, mozzarella affumicata, peperoni rossi e gialli, carciofi.”

Nei piani di Rosario quello di realizzare degli scambi per giovani, tra Napoli e New York, per imparare a lavorare nell’ambiente della ristorazione mettendo insieme la tradizione napoletana e l’organizzazione Americana.
Sia il Sottosegretario Scotti che il Cardinale Sepe hanno concordato sull’importanza di piccole realtà come quella del Kestè da ripetere nel mondo per diffondere la creatività, la tradizione ma anche l’imprenditoria di stampo partenopeo.

Il pomeriggio del Cardinale di Napoli è proseguito a Mott Street, in una delle più antiche chiese di New York: la St. Patrick’s Old Cathedral. Costruita ai primi dell’800, la chiesa e' stata ordinata Basilica da Papa Benedetto XVI il dicembre scorso, ed è l’unica chiesa ad avere tale rango nell’Arcidiocesi di New York.

Nonostante il freddo pungente la chiesa era gremita di rappresenti delle principali comunità etniche del quartiere, la cinese ed italiana.

Dopo il canto dei Vespri, condotto dal Cardinale Sepe e dal parroco Donald Sakano, di origini asiatico-italiane, è stata offerta al Cardinale una presentazione delle attività che la chiesa conduce nel quartiere. Il signor Vittorio Papa, Presidente dell’associazione Two Bridges dedicata alla promozione del dialogo interculturale “italo-cinese” ha ricordato come da 100 anni le due comunità coesistano armoniosamente.
Gli ha fatto eco Justin Yu, Presidente della Chinese Consolidated Benevolent Association,
che ha sottolineato come al di là delle sane differenze, italo-americani e cino-americani condividano rispetto per la tradizione, valori, cultura e l'amore per "i maccaroni cinesi".

Il Cardinale Sepe ha poi assistito ad una rappresentazione del “Marco Polo Day”, la festa locale che celebra la coesistenza delle due comunita'. Prima di lasciare la Basilica Sua Eminenza ha co-celebrato la messa nella cripta  della chiesa insieme a Padre Sakano ed altri sacerdoti di diverse origini etniche.

La giornata ufficiale si è conclusa con una visita al megastore enogastronomico “Eataly”, mecca del gusto dei newyorkesi.
Sepe è stato accolto all’ingresso sulla Quinta Avenue da Nicola Farinetti  e Lidia Bastianich. Nicola, figlio di Oscar Farinetti, ideatore e fondatore di quella che è ormai diventata la catena di Eataly a partire dalla prima sede di Torino, ha raccontato al Cardinale la storia del negozio di Manhattan, di come sia nato (appena lo scorso autunno) grazie ad una sinergia intelligente con altri due nomi importanti della ristorazione italiana a New York: appunto Lidia Bastianich e Mario Batali.

Il cardinale Sepe ha visitato diversi stand, assaggiato  specialità realizzate e vendute nel negozio e apprezzato anche la mozzarella preparata da Eataly con tecniche e procedure napoletane. E’ rimasto visibilmente colpito dall’atmosfera e lo spirito presente nel negozio. Per esempio dal pane realizzato sul posto con farina americana macinata a pietra, simile a quella usata in Italia, e lievito italiano vecchio di 30 anni, in un forno spagnolo da un panettiere rumeno.

Lidia Bastianich ha raccontato il suo rapporto di amore con la città di Napoli, per le sue bellezze artistiche ma soprattutto per la sua cucina ed i suoi prodotti. Ha anche ricordato al Cardinale Sepe di aver cucinato per il Papa Benedetto XVI quando è venuto negli Stati Uniti. Lei, originaria del Nord Italia, ha cercato di interpretare i gusti di un Pontefice proveniente dalla Germania.

In un atmosfera cordiale di grande intesa il Cardinale ha manifestato l’idea di aprire Eataly anche nella città di Napoli, magari nel corso del “Giubileo per Napoli” da lui indetto quest’anno. Nicola Farinetti ha confessato che Napoli è stata tra i loro obiettivi fin dagli inizi del progetto Eataly, ma che fino ad oggi non avevano trovato i giusti interlocutori. Siamo torinesi, ha detto, e tutte le  volte che andiamo ad aprire un negozio nuovo lontano dalla nostra realtà cerchiamo degli interlocutori che conoscono il posto dove stiamo andando. Questo per adattare il nostro modello alla realtà del luogo.

Farinetti ha quindi accolto con entusiasmo l’intenzione  del Cardinale Sepe e ha detto che, anche se  realisticamente non è possibile aprire un negozio durante il Giubileo in corso, magari nel corso dell’anno si possono trovare le condizioni per realizzarlo.

La visita si è chiusa con un brindisi augurale per una speranza a Napoli. Quella di aprire una nuova realtà che porti un’idea innovativa e anche posti di lavoro.


AD ELLIS ISLAND, STATEN ISLAND, BROOKLYN, E NEW YORK UNIVERSITY

La mattina del quarto giorno di visita del Cardinale di Napoli a New York è iniziata con qualche difficoltà. Per un ritardo dovuto al traffico di una città caotica, la delegazione del Cardinale ha preso il primo battello per Ellis Island, lo storico porto d'approdo di milioni di emigranti negli Usa. Ma quando alcuni membri dello staff hanno proposto di telefonare alle autorità portuali per ritardare la partenza del battello, il Cardinale si è opposto dicendo "non voglio privilegi".

Ad accompagnarlo il console generale Francesco Maria Talò,  il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, il professor Anthony Tamburri.

La breve traversata ha avuto piacevoli momenti. Mentre il battello passava accanto all'isolotto dove è installata la statua della libertà, il Cardinale, chiacchierando con il sottosegretario Scotti, che lo accompagnava, ha raccontato che molti emigranti italiani fossero convinti che si trattasse di una statua della madonna. “'A chiamavano 'a maronna!”

Ad attendere Sua eminenza ad Ellis Island vi erano il Viceconsole di Newark Andrea Barbaria e la Senatrice dello Stato di New York di origini Italiane (nonno Napoletano, nonna Barese) Diane Savino, che ha subito rotto il ghiaccio con una battuta: “Lei è arrivato qua in una barca migliore di quella con cui arrivarono i miei nonni”.

La delegazione ha poi visitato il commovente Museo dell’immigrazione. Il Ranger che faceva da guida è stato una vera miniera di informazioni e aneddoti, per esempio il fatto che gli ufficiali medici del tempo fossero in grado di intuire la situazione di salute degli immigrati semplicemente osservando come salivano le scale. Anche il Cardinale ha dimostrato di non ignorare la materia, stupendo lo stesso cicerone con il racconto di come il primo vescovo di New York, di origini irlandesi, sia morto a Napoli in attesa della nave che l’avrebbe portato alla sua nuova diocesi. Sepolto nel capoluogo partenopeo, recentemente la città di New York sta facendo pressione sulle autorità italiane per ottenerne le spoglie.

Momenti particolarmente toccanti sono stati il passaggio davanti ai documenti di viaggio originali del tempo e la visita alla sala con fotografie degli immigrati, ritratti in tutta la loro povertà ma anche fierezza.

La visita e’ durata circa un’ora e si e’ conclusa nel cortile del museo davanti ad una lunga serie di lapidi metalliche con incisi i nomi di coloro che sono passati attraverso l’isola.

Nonostante il clima non certo clemente di questo freddo e nevoso gennaio, nella fitta agenda newyorkese del Cardinale è stata inclusa anche una visita a Staten Island, uno dei cinque distretti di New York, quello con la più alta proporzione di italo-americani negli Stati Uniti.

Il saluto a questo district è avvenuto a Casa Belvedere—The Italian Cultural Foundation. La struttura oltre a preservare e promuovere l’apprezzamento e la rivalutazione di lingua, arte, e cultura italiane, si prefigge di celebrare il contributo della comunità italo-americana negli Stati Uniti.

Presso Casa Belvedere, Sua Eminenza ha incontrato un selezionato gruppo di personalità italiamericane tra cui la già presente ad Ellis Island Senatrice Diane Savino, Presidente della Conferenza dei legislatori italoamericani dello Stato di New York, Vincent Gentile, Presidente del gruppo italoamericano al Consiglio comunale della città di New York, Anthony Tamburri, Preside del Calandra Institute, Joseph Sciame, Presidente della Conferenza dei presidenti della maggiori associazioni italoamericane, e il Rev. Roberto Alfieri in rappresentanza dell’Arcivescovo di New York Timothy Dolan

Caminetto acceso, ricco buffet, una splendida vista sul Porto di New York ed in lontananza il Ponte di Verrazzano: questa la cornice dell’abbraccio della comunità locale dopo il benvenuto di un coro di bambine della III elementare della Notre Dame Academy.

La serie di brevi discorsi di saluto è stata aperta dalla Senatrice Savino, che ha ricordato come Staten Island ed il New York Harbor sul quale Casa Belvedere s’affaccia fossero la prima cosa che gli immigrati italiani vedevano dalle loro navi, spesso partite dal porto di Napoli. Il Consigliere comunale Vincent Gentile ha offerto in dono al Cardinale la bandiera della città, a nome di tutti i membri di origine italiana del consiglio comunale.

Il Direttore Esecutivo di Casa Belvedere, Louis Calvelli, ha descritto la Casa come “la nostra iniziativa del XXI secolo per la collettività”, sottolineando anche come l’inclusione di Staten Island ed in particolare della fondazione da lui diretta in questa intensa cinque-giorni newyorkese, testimoni la sensibilità del Cardinale Sepe per le diverse realtà delle comunità italo-americane di New York.

Infine il Console Generale Francesco Talò, facendo riferimento al ponte intitolato ad un eminente italiano, Verrazzano, ben visibile dalle finestre della Casa,  ha parlato della visita di Sepe come un’occasione per costruire ponti tra Napoli e New York. “Città gemella”, gli ha fatto eco il cardinale “entrambe luoghi di passione, alti e bassi, vitalità e speranza”

Sepe ha poi preso parte ad un pranzo in suo onore nel corso del quale ha continuato a confrontarsi con un nutrito gruppo di leader locali sul significato di questo viaggio. Una visita oltreoceano che non solo serve a portare sul palcoscenico internazionale un’immagine positiva del capoluogo campano, ma che marca anche l’avvio di un “Giubileo” speciale per Napoli che coincide con l’inizio delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

L’esperienza degli Italiani che hanno costruito questa Casa Belvedere—che vuol dire Bello Vedere—ha detto Sepe nel suo discorso, contribuisce a fare bello il volto di questa città, “ed è un esempio di come anche noi a Napoli possiamo adoperarci per cambiare, per migliorare e per costruire una società un po’ più bella, un po’ più giusta, un po’ più tranquilla“.

“Questa è la vostra ricchezza”, ha detto il Cardinale citando la laboriosa e vitale collettività italoamericana che ha incontrato durante le sue visite, visibilmente commosso dalla calda e familiare atmosfera di accoglienza che ha condiviso anche con il Sottosegreatario Vincenzo Scotti.

Il cardinale Sepe ha anche potuto ammirare il bellissimo “Presepe Napoletano-Nativity of Peace”, la natività in stile Ottocentesco esposta nella sala principale di Casa Belvedere. Realizzato dal Maestro Presepiale Ferrigno, e stato donato dalla Regione Campania alla Federazione delle Associazioni della Campania USA.

Poi si è spostato a Brooklyn, dove ha celebrato una messa  nella chiesa di Sant’Attanasio, punto di riferimento della comunità cattolica italoamericana del quartiere di Bensonhurst

Brooklyn, è distretto più popoloso di New York, con 2.5 milioni di abitanti, e il quartiere di Bensonhurst—con i suoi 20,000 italo-americani—è spesso chiamata la Little Italy di Brooklyn.

Sicuramente quest’area è una di quelle che più hanno conservato le caratteristiche italo-americane, evidenti un pò ovunque; nei negozi come nella lingua parlata: è normale qui sentir parlare italiano camminando per strada.

Nella sua omelia il Cardinale di Napoli ha voluto ribadire come gli italiani emigrati negli Stati Uniti abbiano portato nel nuovo mondo laboritosità, senso della famiglia, della comunità e sopratutto la religione dei loro padri, che ha permesso loro di ritrovare qui lo stesso Dio che avevano “lasciato” in patria.
Sepe ha inoltre invitato tutti i fedeli a continuare a portare con fierezza l'identità italiana e cristiana.

Dopo la messa il Cardinale ha conversato in pubblico con il parroco Mons. Cassato che ha definito con orgoglio, tra le gli applausi dei fedeli, gli abitanti di Brooklyn come i migliori di New York City. Il Cardinale Sepe ha fatto i complienti a Cassato per la bellissima chiesa: “sembra di essere nella Basilica di San Pietro a Roma", ha detto—e dopo una pausa ha aggiunto "…più o meno…" dando prova di quel senso d'umorismo e familiarità che in questi giorni lo hanno reso popolare tra italo-americani di New York.


Ultimo appuntamento del giovedì è stato alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, Dipartimento di Studi Italiani della New York University, dove si è parlato di Napoli e della sua rappresentazione con testimoni d’eccezione.

Presenti l’attore/regista italo-americano John Turturro, il professore di Cinema alla New York University Antonio Monda e il direttore della Casa Stefano Albertini.

Per l’occasione è stato presentato il recentissimo lavoro diretto da John Turturro, “Passione”, il film è un vero omaggio alla città di Napoli e alla sua ricchezza umana e artistica, in particolare attraverso una celebrazione del suo talento musicale.

Il Cardinale Sepe, che ha apprezzato molto il film e il modo in cui racconta Napoli, ha presentato la sua visione della città e dell’amore che prova nei suoi confronti. “A Napoli ci sono diverse anime a livello sociale, artistico, e anche religioso… la religiosità dell’anima popolare ha una sua dimensione particolare, unica”, ha affermato. “Il napoletano, per fare un esempio, si identifica con il santo, a cui si rivolge sempre in modo familiare, come ad un parente…”

Sepe ha continuato parlando di un’altra peculiarità dei napoletani, lo spirito di solidarietà. “Se in un palazzo ci sono, poniamo, tre famiglie” è stato il suo esempio, semplice ed efficace, “magari neanche si salutano né si conoscono, ma se capita qualcosa di doloroso ad una di loro le altre due accorrono, prestano soccorso, offrono compagnia. I napoletani sentono molto forte il dovere di partecipare al momento di dolore altrui”.

Con questo esempio ha introdotto il tema del suo viaggio, “DireNapoli”:  “Sono venuto a New York per raccontare la verità, per dire che Napoli non è solo male, per dire che c’è speranza ”, ha affermato. “E se mi sbaglio mi corriggerai...” ha esclamato suscitando gli applausi del pubblico che ha colto divertito la citazione della famoso errore di pronuncia di Giovanni Paolo II il giorno in cui fu ordinato Papa.

“Oggi Napoli presenta non solo grandi pene, ma anche grandi eccellenze sul piano umanistico e artistico, scientifico e culturale”.

La musica e la canzone napoletana raccontate da Turturro sono una di queste eccellenze. “Musica è Napoli e Napoli è musica” ha detto Sepe: “Dio ha creato Napoli e l’ha messa su uno spartito musicale”. Per questo il Cardinale, dopo la visione di alcune scene del film, si è congratulato con il regista per essere riuscito a parlare di Napoli in maniera non convenzionale.

La serata è volta al termine con una serie di battute scherzose che hanno suscitato l’ilarità e la simpatia del pubblico, in particolare quando il regista italo-americano ha promesso al Cardinale un “Passione 2”, e Sua Eminenza ha risposto divertito di voler partecipare anche lui: “Allora io canto”

Al termine dell’incontro il Cardinale ha consegnato al regista un dono speciale per aver “comunicato Napoli” con originalità attraverso il suo lavoro: una scultura del noto artista napoletano Lello Esposito, raffigurante la maschera di Pulcinella. Commosso, Turturro si è detto felice che il Cardinale sia venuto a New York per proporre un’immagine positiva di una città che ama e che lo affascina.



ALLA SCUOLA D’ITALIA PER RICORDARE  INSIEME A RABBI SCHNEIR L’OLOCAUSTO  E DALLE SUORE MISSIONARIE DI SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA NEL BRONX

L’ultima giornata Neworkese del Cardinale e’ cominciata con una visita alla Scuola d'Italia Guglielmo Marconi, scuola elementare, media e liceo bilingue di New York. Sepe ha incontrato gli allievi e si è confrontato con il Rabbino Schneier della Park East Synagogue sul tema del dialogo interreligioso ed interculturale. Moderava il corrispondente de La Stampa a New York Maurizio Molinari.

Il dibattito, intitolato "New York e Napoli: porti del dialogo" è il primo evento della "Settimana della Memoria" organizzata dal Consolato Generale d'Italia per commemorare le vittime dell'Olocausto.

La discussione è stata preceduta dalla lettura di alcune memorie selezionate da Stella Levi, membro del Board of Directors del Centro Primo Levi di New York, tratte da "Il Libro della Shoah in Italia" curato da Marcello Pezzetti. A leggerle gli attori Robert Zuckerman ed Antoinette La Vecchia insieme a due studenti della  Scuola d'Italia.

Il Console Talò, salito sul palco dopo il recital, ha commentato “è difficile tornare a parlare dopo avere assistito ad una tale discesa negli inferi”. Ed ha aggiunto, riferendosi all'evento organizzato dal Consolato ogni anno nel Giorno della Memoria, che anche questo 28 gennaio personalità del mondo cattolico ed ebraico leggeranno di fronte alla sede consolare i nomi degli ebrei italiani deportati. Ha infine ribadito l'importanza della partecipazione dei giovani, che sono i nuovi portatori di questa cruciale memoria.

Dopo l’intervento del console il pubblico ha avuto tempo per porre alcune domande. La prima, posta a entrambi Sepe e Schneier, tutt’e due testimoni dell'Olocausto, il primo sopravvissuto alla Shoah nel ghetto di Budapest, il secondo come giovane seminarista in un palazzo che ospitava ebrei, verteva sul ruolo chiave della memoria: “Ho assistito al rogo dei libri da parte dei nazisti, e poi al rogo dei membri della mia famiglia” ha detto Schneier. “Dobbiamo imparare da questa tragedia; dobbiamo mantenerne la memoria viva”. Sepe gli ha fatto eco dicendo che “è chiave mantenere viva l'attenzione sull'educazione delle nuove generazioni per evitare che possa ripetersi un inferno simile”.

Sepe e Schneier hanno concluso concordando che libertà e democrazia sono l'antidoto più efficace contro queste follie di massa.

Sepe ha aggiunto che sembra che “a Napoli non ci sia mai stata una legge persecutoria contro gli ebrei”, e ha anche annunciato l'intenzione di organizzare un convegno a Napoli per confermarlo, invitato il Rabbino a prendervi parte.

A conclusione dell’evento, il Cardinale Sepe ha donato al Rabbino Schneier un presepe napoletano in miniatura che fino a pochi giorni fa era esposto all'Istituto Italiano di Cultura di New York, parte della mostra voluta dalla Curia di Napoli ''Nativity in the World''.

Prima della partenza dalla Grande Mela vi è stata una tappa imprevista, ideale conclusione per il viaggio di Sepe.

Il Cardinale ha visitato il convento delle suore missionarie di Santa Madre Teresa di Calcutta nel Bronx.

Il porporato, che nei suoi viaggi internazionali ha incontrato diverse volte Madre Teresa, teneva molto a vedere le sorelle di New York. Nei giorni scorsi, tuttavia, la fittissima serie di impegni gia’ in programma non gli aveva dato la possibilità di realizzare questo suo desiderio.

L’ultimo giorno, a poche ore dalla partenza, il Cardinale ha deciso di andare lui stesso a trovare le suore, nonostante i tempi veramente ristretti che la partenza imponeva.

La piccola missione si trova in una zona molto comune del Bronx, quasi insignificante, tra tante palazzine basse e piuttosto disastrate, esattamente la location che ci si immaginerebbe per le devote di Madre Teresa. L’interno modesto è infuso di spiritualità e comunica una serenità di spirito difficile da descrivere.

Il Cardinale Sepe, visibilmente commosso, ha pregato con le suore ed ha celebrato la Santa Messa prima di ripartire alla volta dell’aeroporto.