Una scena della premiazione di John Turturro da parte del Cardinale Sepe alla Casa Italiana. Da sinistra: Letizia Airos, direttrice di i-Italy; Stefano Albertini, Direttore della Casa Italiana; John Turturro; e il professore di Cinema della NYU Antonio Monda

Cronaca della quarta giornata del Cardinale di Napoli a New York (20 gennaio 2011)

(21 January 2011)


 

AVISO PER I MEDIA:
Le fotografie e i filmati relativi a questa giornata sono diponibili ai seguenti link:

Visita al Museo dell'immigrazione di Ellis Island
http://www.mediafire.com/i-Italy#14,1
A 'Casa Belvedere', Staten Island
http://www.mediafire.com/i-italy#15,1
Messa e incontro con la comunità nella chiesa di Sant'Attanasio, Brooklyn
http://www.mediafire.com/i-italy#16,1
Incontro alla Casa Italiana con John Turturro
http://www.mediafire.com/i-italy#17,1


ORE 10
VISITA AL MUSEO DELL’IMMIGRAZIONE DI ELLIS ISLAND


La mattina del quarto giorno di visita del Cardinale di Napoli a New York è iniziata con qualche difficoltà. Per un ritardo dovuto al traffico di una città caotica, la delegazione del Cardinale ha preso il primo battello per Ellis Island, lo storico porto d'approdo di milioni di emigranti negli Usa. Ma quando alcuni membri dello staff hanno proposto di telefonare alle autorità portuali per ritardare la partenza del battello, il Cardinale si è opposto dicendo "non voglio privilegi".

La breve traversata ha avuto piacevoli momenti. Mentre il battello passava accanto all'isolotto dove è installata la statua della libertà, il Cardinale, chiacchierando con il sottosegretario Scotti, che lo accompagnava, ha raccontato che molti emigranti italiani fossero convinti che si trattasse di una statua della madonna. “'A chiamavano 'a maronna!”

Ad attendere Sua eminenza ad Ellis Island vi erano il Viceconsole di Newark Andrea Barbaria e la Senatrice dello Stato di New York di origini Italiane (nonno Napoletano, nonna Barese) Diane Savino, che ha subito rotto il ghiaccio con una battuta: “Lei è arrivato qua in una barca migliore di quella con cui arrivarono i miei nonni”.

La delegazione ha poi visitato il commovente Mmuseo dell’immigrazione. Il Ranger che faceva da guida è stato una vera miniera di informazioni e aneddoti, per esempio il fatto che gli ufficiali medici del tempo fossero in grado di intuire la situazione di salute degli immigrati semplicemente osservando come salivano le scale. Anche il Cardinale ha dimostrato di non ignorare la materia, stupendo lo stesso cicerone con il racconto di come il primo vescovo di New York, di origini irlandesi, sia morto a Napoli in attesa della nave che l’avrebbe portato alla sua nuova diocesi. Sepolto nel capoluogo partenopeo, recentemente la città di New York sta facendo pressione sulle autorità italiane per ottenerne le spoglie.

Momenti particolarmente toccanti sono stati il passaggio davanti ai documenti di viaggio originali del tempo e la visita alla sala con fotografie degli immigrati, ritratti in tutta la loro povertà ma anche fierezza.

La visita e’ durata circa un’ora e si e’ conclusa nel cortile del museo davanti ad una lunga serie di lapidi metalliche con incisi i nomi di coloro che sono passati attraverso l’isola.


ORE 13:30
VISITA ALLA CASA BELVEDERE, STATEN ISLAND


Nonostante il clima non certo clemente di questo freddo e nevoso gennaio, nella fitta agenda newyorkese del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe è stata inclusa anche una visita a Staten Island, uno dei cinque distretti di New York, quello con la più alta proporzione di italo-americani negli Stati Uniti.

Il saluto a questo distretto è avvenuto a Casa Belvedere—The Italian Cultural Foundation. La struttura oltre a preservare e promuovere l’apprezzamento e la rivalutazione di lingua, arte, e cultura italiane, si prefigge di celebrare il contributo della comunità italo-americana negli Stati Uniti.

Presso Casa Belvedere, Sua Eminenzaha incontrato un selezionato gruppo di personalità italiamericane tra cui la Senatrice Diane Savino, Presidente della Conferenza dei legislatori italoamericani dello Stato di New York, Vincent Gentile, Presidente del gruppo italoamericano al Consiglio comunale della città di New York, Anthony Tamburri, Preside del Calandra Institute, Joseph Sciame, Presidente della Conferenza dei presidenti della maggiori associazioni italoamericane, e il Rev. Roberto Alfieri in rappresentanza dell’Arcivescovo di New York Timothy Dolan.

Caminetto acceso, ricco buffet, una splendida vista sul Porto di New York ed in lontanza il Ponte di Verrazzano: questa la cornice dell’abbraccio della comunità locale dopo il benvenuto di un coro di bambine della III elementare della Notre Dame Academ

La serie di brevi discorsi di saluto è stata aperta dalla Senatrice Savino, che ha ricordato come Staten Island ed il New York Harbor sul quale Casa Belvedere s’affaccia fossero la prima cosa che gli immigrati italiani vedevano dalle loro navi, spesso partite dal porto di Napoli. Il Consiogliere comunale Vincent Gentile ha offerto in dono al Cardinale la bandiera della città, a nome di tutti i membri di origine italiana del consiglio comunale.

Il Direttore Esecutivo di Casa Belvedere, Louis Calvelli, ha descritto la Casa come “la nostra iniziativa del XXI secolo per la collettività”, sottolineando anche come l’inclusione di Staten Island ed in particolare della fondazione da lui diretta in questa intensa cinque-giorni newyorkese, testimoni la sensibilità del Cardinale Sepe per le diverse realtà delle comunità italo-americane di New York.

Infine il Console Generale Francesco Talò, facendo riferimento al ponte intitolato ad un eminente italiano, Verrazzano, ben visibile dalle finestre della Casa,  ha parlato della visita di Sepe come un’occasione per costruire ponti tra Napoli e New York. Città gemella gli ha fatto eco il cardinale, entrambe luoghi di passione, alti e bassi, vitalità e speranza.

Il Cardinale ha poi preso parte ad un pranzo in suo onore nel corso del quale ha continuato a confrontarsi con un nutrito gruppo di leader locali sul significato di questo viaggio. Una visita oltreoceano che non solo serve a portare sul palcoscenico internazionale un’immagine positiva del capoluogo campano, ma che marca anche l’avvio di un “Giubileo” speciale per Napoli che coincide con l’inizio delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

L’esperienza degli Italiani che hanno costruito questa Casa Belvedere—che vuol dire Bello Vedere—ha detto Sepe nel suo discorso, contribuisce a fare bello il volto di questa città, “ed è un esempio di come anche noi a Napoli possiamo adoperarci per cambiare, per migliorare e per costruire una società un po’ più bella, un po’ più giusta, un po’ più tranquilla“.

“Questa è la vostra ricchezza”, ha detto il Cardinale citando la laboriosa e vitale collettività italoamericana che ha incontrato durante le sue visite, visibilmente commosso dalla calda e familiare atmofera di accoglienza che ha condiviso anche con il Sottosegreatario Vincenzo Scotti che lo ha accopagnato nel suo viaggio.

Il cardinale Sepe ha anche potuto ammirare il bellissimo “Presepe Napoletano-Nativity of Peace”, la natività in stile Ottocentesco esposta nella sala principale di Casa Belvedere. Realizzato dal Maestro Presepiale Ferrigno, il dono della Regione Campania alla Federazione delle Associazioni della Campania USA.


Ore 15:30
MESSA ED INCONTRO CON LA COMUNITÀ NELLA CHIESA DI SANT’ATTANASIO, BENSONHURST, BROOKLYN


L’ultimo distretto raggiunto dal Cardinale Sepe nalla sua visita che ha coperto tutti i cinque distretti di New York, è stato Brooklyn, con una messa celebrata nella chiesa di Sant’Attanasio, punto di riferimento della comunità cattolica italoamericana nel quartiere di Bensonhurst.

Brooklyn, è distretto più popoloso di New York, con 2.5 milioni di abitanti, e il quartiere di Bensonhurst—con i suoi 20,000 italo-americani—è spesso chiamata la Little Italy di Brooklyn.

E sicuramente quest’area è una di quelle che più hanno conservato le caratteristiche italo-americane evidenti un po’ ovunque. Nei negozi per esempio, nella lingua parlata, che sia pure con le “impurità” del dialettio, rimane dopo l’inglese prevalentemente l’italiano.

Nella sua omelia il Cardinale di Napoli ha voluto ribadire come gli italiani emigrati negli Stati Uniti abbiano portato nel nuovo mondo laboritosità, senso della famiglia, della comunità e sopratutto la religione dei loro padri, che ha permesso loro di ritrovare qui lo stesso Dio che avevano “lasciato” in patria. Sepe ha poi invitatato tutti i fedeli a continuare a portare con fierezza l'identità italiana e cristiana.

Dopo la messa il Cardinale ha conversato in pubblico con il parroco Mons. Cassato che ha definito con orgoglio, tra le gli applausi dei fedeli, gli abitanti di Brooklyn come i migliori di New York City. Il Cardinale Sepe ha fatto i complienti a Cassato per la bellissima chiesa: “sembra di essere nella Basilica di San Pietro a Roma", ha detto—e dopo una pausa ha aggiunto "…più o meno…" dando prova di quel senso d'umorismo e familiarità che in questi giorni lo hanno reso popolare tra italo-americani di New York.


Ore 18
ALLA CASA ITALIANA DELLA NEW YORK UNIVERSITY PER DISCUTERE DELLA RAPPRESENTAZIONE DI NAPOLI NEL CINEMA CON JOHN TURTURRO.


Stasera alle 18:00 alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, Dipartimento di Studi Italiani della New York University, si è parlato di Napoli e della sua cultura con testimoni d’eccezione. L’attore/regista italo-americano John Turturro, il professore di Cinema alla New York University Antonio Monda e il direttore della Casa Stefano Albertini, hanno discusso con il Cardinale Sepe di Napoli e della sua rappresentazione nel cinema.

Con l’occasione è stato presentato il recentissimo film diretto da John Turturro, “Passione”. Già un successo a Cannes e in Italia, e in uscita negli USA il prossimo giugno, il film è un vero omaggio alla città di Napoli e alla sua ricchezza umana e artistica, in particolare attraverso una celebrazione del suo talento musicale.

Il Cardinale Sepe, che ha apprezzato molto il film e il modo in cui racconta Napoli, ha presentato la sua visione della città e dell’amore che prova nei suoi confronti. “A Napoli ci sono diverse anime a livello sociale, artistico, e anche religioso… la religiosità dell’anima popolare ha una sua dimensione particolare, unica”, ha affermato. “Il napoletano, per fare un esempio, si identifica con il santo, a cui si rivolge sempre in modo familiare, come ad un parente…”

Sepe ha continuato parlando di un’altra peculiarità dei napoletani, lo spirito di solidarietà. “Se in un palazzo ci sono, poniamo, tre famiglie” è stato il suo esempio, semplice ed efficace, “magari neanche si salutano né si conoscono, ma se capita qualcosa di doloroso ad una di loro le altre due accorrono, prestano soccorso, offrono compagnia. I napoletani sentono molto forte il dovere di partecipare al momento di dolore altrui”.

Questo gli è servito per introdurre il tema del suo viaggio, “DireNapoli”:  “Sono venuto a New York per raccontarela verità, per dire che Napoli non è solo male, per dire che c’è speranza ”, ha affermato. “E se mi sbaglio mi corriggerai...” ha esclamato suscitando gli applausi del pubblico che ha colto divertito la citazione della famoso errore di pronuncia di Giovanni Paolo II il giorno in cui fu ordinato Papa.

“Oggi Napoli presenta non solo grandi pene, ma anche grandi eccellenze sul piano umanistico e artistico, scientifico e culturale”. La musica e la canzone napoletana raccontate da Turturro sono una di queste eccellenze. “Musica è Napoli e Napoli è musica” ha detto Sepe: “Dio ha creato Napoli e l’ha messa su uno spartito musicale”. Per questo il Cardinale, dopo la visione di alcune scene del film, si è congratulato con il regista per essere riuscito a parlare di Napoli in maniera non convenzionale.

La serata è volta al termine con una serie di battute scherzose che hanno suscitato l’ilarità e la simpatia del pubblico, in particolare quando il regista italo-americano ha promesso al Cardinale un “Passione 2”, e Sua Eminenza ha risposto divertito di voler partecipare anche lui: “Allora io canto”.

Al termine dell’incontro il Cardinale ha consegnato al regista un dono speciale per aver “comunicato Napoli” con originalità attraverso il suo lavoro: una scultura del noto artista napoletano Lello Esposito, raffigurante la maschera di Pulcinella. Commosso, Turturro si è detto felice che il Cardinale sia venuto a New York per proporre un’immagine positiva di una città che ama e che lo affascina.